e delle informazioni
legittima la speranza
in una società senza esclusi
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L’ I.N.F.A.O.P. intende contribuire a fare il punto, nell’Anno Europeo dei Disabili, sui processi tecnici e istituzionali tuttora in corso sull’obiettivo di rendere accessibili ai disabili (anche a quelli della vista) gli strumenti informatici e telematici, nonché la gestione delle informazioni sulle banche dati e su Internet.
Il progresso delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione ha aperto una Nuova Frontiera all’ umanità ed alle sue istituzioni civili e sociali paragonabile al salto evolutivo determinato dalle tecnologie della stampa, dal trasporto aereo ed alla comunicazione via etere.
Ma un aspetto – ancora non del tutto emerso alla consapevolezza collettiva – è quello della possibilità di accesso a tali tecnologie da parte dei disabili e agli effetti di superamento oggettivo della loro esclusione dai circuiti della produzione e del lavoro. Oggi, per la prima volta, è possibile dare seri e concreti strumenti di non esclusione dei disabili alla società civile.
Finora, per sfuggire alla sindrome di impotenza spesso si cadeva in comportamenti di occultamento del problema, magari nella luce abbagliante del massimalismo demagogico.
In coerente continuità con le esperienze realizzate dall’I.N.F.A.O.P. nel settore dello svantaggio: un progetto Horizon attuato in partnership internazionale con 15 associazioni di sei Stati dell’ Unione Europea sull’ orientamento ed il sostegno all’inserimento nel mercato del lavoro dei portatori di handicap; oltre ai corsi per non udenti e non vedenti con le leggi regionali n.16 e n. 24.
Dal prossimo anno, in applicazione del decreto del Ministero del Lavoro del 10 gennaio 2000, si procederà a formare i non vedenti su due delle nuove qualifiche dichiarate equipollenti a quella di “centralinista telefonico non vedente” ai fini del collocamento obbligatorio dei lavoratori non vedenti, previsto dalla legge 29 marzo 1985, n. 113, e cioè: “operatore telefonico addetto alla gestione e all’utilizzazione di banche dati” e “operatore telefonico addetto ai servizi di telemarketing e telesoccorso”.
Devo un plauso ed un particolare ringraziamento alla sezione provinciale di Palermo dell’Unione Italiana Ciechi ed alla sua dirigenza, che è stata prodiga di consigli e collaborazioni a volte decisive per il buon esito dell’azione formativa. L’ esperienza di formazione per i non vedenti, già da quest’anno, ha integrato nella programmazione didattica tecnologie informatiche accessibili ai non vedenti, in linea con le indicazioni della “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’ informazione per le categorie deboli”.In armonia agli indirizzi legislativi, fondati sul diritto ad una vita indipendente per le persone con disabilità permanente, il progetto favorisce il passaggio dalla condizione di destinatari di interventi assistenziali, a quella di soggetti mobilitati su progetti che di inserimento – sia autonomo, sia subordinato – nell’attività produttiva.
L’obiettivo è quello di trasformare, attraverso lo sviluppo delle potenzialità personali coordinate su un progetto personale e una qualifica con concrete prospettive d’inserimento sul mercato del lavoro.
Il corso si propone, infatti, di qualificare centralinisti che siano in grado di competere con i colleghi “normodotati”, ovviamente attraverso una seria preparazione professionale.
A tal fine, si è operato tentando di garantire agli allievi non vedenti quei supporti idonei le indispensabili basi di autostima e le ragioni di consapevole fiducia in se stessi. Su questi fattori, infatti, si fonda la possibilità di agire le relazioni interpersonali, evitando quei meccanismi di difesa.
In realtà è il disabile a doversi far carico del pregiudizio culturale del “normodotato” e, superando il falso pietismo che lo circonda, a diffondere intorno a sé rassicuranti sensazioni sulla propria capacità: il non incentivare tali prerogative personali, comporterebbe gravi difficoltà nel raggiungimento del passaggio dalla condizione passiva di cittadino assistito a quella attiva, consapevole e sicura di sé di chi riveste un ruolo produttivo nella società.
Questo passaggio richiede anche il sicuro possesso di un certo bagaglio di strumenti culturali e di una mappa minimale dell’organizzazione civile, economica e sociale: obiettivo dell’ azione formativa è quello di farsi carico di tali lacune e, nei limiti del possibile, colmarle, garantendo ai non vedenti la possibilità di competere con successo, malgrado la menomazione, per un’affermazione personale in campo lavorativo.
La famiglia ha un ruolo importante nell’accompagnare l’allievo in questo suo percorso, si cercherà per quanto possibile di coinvolgerla nel processo formativo.
Poiché i non vedenti di norma vivono molto all’interno del proprio gruppo, attendendo che siano gli altri ad andare loro incontro, l’azione formativa, grazie alla presenza di figure di docenti e del supporto di esperti, si propone, anche in tal senso, il raggiungimento di più valide condotte sociali e relazionali.
L’ obiettivo non è soltanto quello di garantire al non vedente un attestato che gli consenta di giungere al posto di centralinista (tramite l’apposito albo nazionale istituito per legge); ma a formare un dipendente capace di inserirsi produttivamente nella vita di un’azienda e, come tale, accettato e stimato dai colleghi e dalla dirigenza aziendale.
Gli allievi saranno preparati anche a partecipare a una struttura di lavoro associato come organizzazione di telelavoro e assistenza, elaborazione e realizzazione di progetti formativi per il lancio di corsi sui nuovi prodotti dell’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, azioni di volontariato connesse al piano di riordino socio-sanitario varato dal governo regionale. Anche in questo campo è possibile pensare ad occasioni di impegno nella consulenza e nella assistenza informativa telematica.
La presente pubblicazione reca le informazioni salienti sulla prospettiva aperta dalle nuove tecnologie viste come strumenti dello Stato per i suoi apparati di riproduzione e mutazione evolutiva della Cultura.
Si tenta di proporre i riferimenti cui attaccare il “filo rosso” che consenta di leggere la mappa del “contesto” pratico e culturale al quale si è dato vita nel compiersi del secondo millennio ed avventurarci oltre: senza euforie, ma con la sincera e costruttiva volontà di ricercare il sentiero che conduce alla meta di una società civile che, superati i meccanismi mistificatori della demagogia, sia davvero senza esclusi.
Non v’è dubbio, infatti, che, in questi anni, le risposte istituzionali e sociali, culturali e scientifiche ai problemi posti dallo svantaggio motorio, sensoriale e mentale abbiano subito spesso i meccanismi dell’occultamento e dell’ auto inganno.
Così, è stato per la legge che ha chiuso i manicomi, lasciando i problemi psichiatrici a carico delle famiglie senza preoccuparsi di instaurare nel territorio i servizi necessari.
Così, è stato per la legge che integrava i disabili nelle scuole normali.
Così, rischia di essere per la nuova legge-quadro su “l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, già nota come “328”.
Si fanno le leggi e si lascia immutata la realtà socio-culturale e i comportamenti concreti della gente e le prassi e le logiche delle istituzioni statuali e civili. Permane il vezzo tutto italiano di legiferare, emettere bandi e promuovere mutamenti formali a tutela di realtà che non devono mutare. Questa volta, però, a costo di rischiare l’illusione illuminista sul potere salvifico del progresso, osiamo sperare che possa trattarsi di una vera e propria rivoluzione culturale.
Ringrazio i collaboratori della Generale Informatica che hanno condotto la ricerca. La summa di notizie, qui pubblicata, mira a contribuire ad accelerare la cognizione della possibilità di abbattere le barriere che si frappongono tra i disabili, in particolare quelli della vista, e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Tecnologie al servizio dell’ autonomia, tecnologie a supporto delle proprie esigenze quotidiane di assistenza, tecnologie per migliorare la sicurezza, il comfort, la qualità di vita della persona con disabilità e della propria famiglia, tecnologie per consentire un produttivoinserimento nelle realtà scolastiche e lavorative, tecnologie per facilitare la piena partecipazionedella persona con disabilità alla società.
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